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La programmazione individuale come approdo conclusivo ad un percorso comunemente tracciato



La programmazione oggi non verte più sul valore determinante dei cointenuti. Questi ultimi, infatti sono solo funzionali alle competenze che, secondo il biennio o il monoennio di appartenenza, e secondo l'indirizzo di studi, occorre che siano raggiunti dagli allievi. In pratica, dopo aver terminato un percorso, è opportuno che i docenti possano definire ufficialmente quali siano le competenze ottenute dagli allievi, in modo che sia chiaro cosa infine il ragazzo ha imparato e dunque in quali settori lavorativi o professionali possa eventualmente inserirsi. Lo scrutinio finale, pertanto, deve essere predisposto in questa direzione: il consiglio di classe esplicita quanto raggiunto dallo studente e la valutazione espressa tiene conto delle competenze acquisite e del grado di preparazione conseguita in ordine alla programmazione definita ad inizio anno in sede dipartimentale e poi di consiglio di classe. La programmazione individuale, dunque, perde quei caratteri di particolarità che aveva in passato, in quanto le competenze da raggiungere vanno definite innanzitutto in sede comune, nell'ambito dell'area di appartenenza e del consiglio di classe, poi vanno declinate nello specifico della singola materia, ma sempre in linea concorde e secondo quanto comunemente tracciato. I contenuti vanno quindi ridotti e ridimensionati, secondo la possibile condivisione di essi in tutte le discipline dell'area comune e nelle materie tutte dell'indirizzo di studi; e le prove, scritte ed orali, vanno approntate tenendo conto delle competenze da saggiare, più che delle conoscenze da raggiungere. Si tratta di una scuola nuova, che punta all'acquisizione del saper fare, come trampolino di lancio nel diffivcile mondo del lavoro, rileggendo i conteniuti in tale ottica e secondo tale nuova definizione.