E’ questa una problematica che ha una particolare importanza: quella di “pedagogia” e non solo di “istruzione” e di “pedagogia latente”. Con tale termine si intendono quegli aspetti non dichiarati - idee, intenti, scopi, valori - che sono sottesi al fare educativo nelle agenzie formative, la famiglia e soprattutto la scuola, dove la prassi è determinata da norme ufficiali, dichiarate e riconosciute, ma anche da ideologie proprie di chi vi agisce e di coloro a cui tale agire si destina. Si tratta delle premesse di una pedagogia informale e diffusa, che accompagna il fare visibile nell’aula e nell’istituzione tutta, di un’ideologia non definita sul piano concettuale, ma intessuta di pre-giudizi (antecedenti conoscitivi di giudizi più rigorosi), di nozioni non formulate in modo preciso, univoco, esaustivo, scientifico, di rappresentazioni sociali, costruite nella vita professionale e sociale da coloro che abitano la scuola e /o che comunque le chiedono un servizio, di nozioni che ispirano il loro operare. Si tratta di idee non definite previamente in termini chiari e univoci da coloro che le vivono, ma che in ogni modo sono presenti nella loro mente e ispirano il loro fare. Se in ogni fascia scolare si può cercare di individuare e denotare alcune di tali idee, il lavoro diventa assai più difficoltoso quando ci si trova davanti a un´istituzione formativa che ospita soggetti dai 3 ai 14 anni, e in cui lavorano persone che istituzionalmente non hanno avuto un itinerario di formazione analogo (insegnanti di scuola dell’infanzia, maestri elementari, professori di scuola media). E’ a nostro avviso opportuno che i singoli insegnanti divengano progressivamente consapevoli di queste rappresentazioni sociali della comunità magistrale, riflettendo, al di là di opzioni e competenze pedagogiche e didattiche, sugli antecedenti che le ispirano e guidano.
di Becchi, Bondioli, Ferrari.
Strategia Curricolare
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