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I GIOVANI E LA LORO CULTURA

I GIOVANI E LA LORO CULTURA

 

prof Nicola Avolio

CORSO N° 8

 

 

Nella società moderna vi è sempre una maggiore valorizzazione del capitale umano, che deve essere formato a svolgere soprattutto attività intellettuali basate sul trasferimento di conoscenze e sul trattamento delle informazioni. Albert Bandura nel libro “Il senso di autoefficacia” sintetizza il ruolo della scuola nel nuovo scenario; essa deve fornire agli studenti i mezzi intellettuali, le convinzioni di efficacia e le motivazioni necessarie per educare se stessi durante tutto l’arco della vita. In particolare, risulta importante sviluppare nei soggetti il senso di autoefficacia, che permette all’individuo di farsi agente della sua vita, cioè di assumersi la responsabilità di costruire, selezionare ed organizzare gli eventi della vita. Il senso di autoefficacia si traduce nella convinzione che le proprie capacità siano adeguate a gestire le situazioni per raggiungere gli obiettivi. La convinzione di autoefficacia si nutre di 4 elementi: l’esperienza diretta di gestione efficace che si basa sul superamento di ostacoli e difficoltà, che aumentano la capacità di resistenza; l’esperienza vicaria cioè l’imitazione di modelli positivi; la persuasione esercitata da persone competenti ed il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, per imparare il controllo delle emozioni.

La convinzione di efficacia incide sul processo cognitivo nel senso che tanto più è percepito, tanto più il soggetto si pone obiettivi elevati; incide inoltre nel processo motivazionale determinando processi di confronto e aspirazione tra situazione reale e ideale; sui processi affettivi è in grado di tradurre le situazioni negative in inoffensive attraverso un controllo dei fattori di stress; nei processi selettivi comportamento razionale ed elabora l’insuccesso come costrittivo.

Tale senso di efficacia può essere sviluppato, insegnato e appreso attraverso le life skills, cioè le competenze psicosociali che non sono più sufficientemente tramandate dalla famiglia, ma sono trasmesse dalla scuola; è quindi importante avere un corpo docenti dotati di autoefficacia di trasmettere e motivare gli allievi nel processo di apprendimento: incrementare il senso di autoefficacia negli allievi significa favorirne il coinvolgimento  nelle attività di apprendimento, per migliorare in essi il livello di impegno e la persistenza. Il nuovo docente, infatti, deve basare la sua attività sull’apprendimento attivo, che richiede la partecipazione dello studente, che da oggetto diviene soggetto di apprendimento: organizzando opportunamente le attività si sollecita il coinvolgimento e il miglioramento continuo dello stesso, aumentando il suo senso di autoefficacia nell’apprendimento.

Le life skills possono essere trasmesse anche attraverso l’action learning, che unisce l’apprendimento con l’azione e si avvale spesso di giochi di gruppo come il brainstorming e il role playing, che permettono di fare esperienza diretta di nuove abilità. L’apprendimento di abilità può avvenire anche attraverso l’apprendimento cooperativo (cooperative learning), con la suddivisione degli studenti in piccoli gruppi e la valutazione finale rapportata ai risultati conseguiti.

Le competenze e le capacità pongono gli individui in grado di risolvere costruttivamente i problemi, rinforzano l’efficacia personale, garantiscono la gestione delle emozioni e dello stress: sono parte integrante del curriculum scolastico che all’interno del percorso di insegnamento – apprendimento devono portare al successo il giovane ed aiutarlo a prevenire fenomeni di depressione, ansia, droghe, alcool ecc..

Dal 1997 l’Unione Europea ha promosso una nuova metodologia efficace per lo sviluppo di life skills in ambito scolastico: la Peer Education (educazione fra pari), che è un metodo educativo in virtù del quale alcuni membri di un gruppo vengono formati e reinseriti nel proprio gruppo di appartenenza per realizzare precise attività con i propri coetanei. Tale pratica educativa in Italia non si è ancora diffusa, anche se in Europa è considerata una tecnica soddisfacente, tanto che sono state fissate delle linee guida generali, da adattare poi ai contesti specifici su cui operare. Il target di riferimento sono ragazzi da 14 a 19 anni: la scelta del peer educator avviene ad opera del docente sulla base degli obiettivi che il singolo progetto si propone di realizzare. Formulare un progetto di peer education non è sempre impresa facile in quanto prevede una serie di fasi che vanno dal monitoraggio dei bisogni onde individuare gli obiettivi prioritari, l’individuazione degli obiettivi, dopo un’attenta analisi del gruppo della classe tra cui scegliere i peer educator e individuare i docenti tutor, la definizione di un percorso attraverso lo sviluppo di un piano con la predisposizione della formazione dei docenti ed infine l’attività di valutazione. Gli obiettivi del piano prescelto devono essere condivisi dalla classe e ritenuti utili per il benessere generale; dapprima il controllo dei tutor è maggiore, per poi scemare pian piano. Del resto è l’importanza dell’educazione tra pari risulta evidente dall’importanza sempre maggiore che assume il gruppo, che funge da famiglia sostitutiva e che se ha al suo interno risorse umane e culturali può essere una valida alternativa alla noia. Così il gruppo classe attraverso un progetto di peer education può divenire una risorsa utile per il processo di apprendimento, tale da far superare il classico modello di insegnamento – apprendimento di tipo trasmissivo, che determina negli allievi un senso di passività ed estraneità, che costituisce spesso un fattore di insuccesso nei progetti educativi. I progetti di peer education possono basarsi su diversi modelli: quello della diffusione delle innovazioni e dei cambiamenti, che si basa sull’influenza sociale, che grazie ai peer educator si esercita sul gruppo e in modo indiretto, grazie alle reti sociali intorno al gruppo, anche al di fuori di esso.

Altro modello è quello delle credenze in materia di salute, che è utilizzato per prevedere il comportamento di un soggetto, nel senso che le persone possono essere convinte dai loro pari della propria vulnerabilità, così da razionalizzare le paure.

La scelta di un modello piuttosto che un altro è influenzata dal target di giovani su cui operare e dal contesto culturale e sociale; anche la scelta del gruppo ovvero se esso debba essere eterogeneo, casuale o omogeneo è frutto di un ‘attenta valutazione dell’insegnante, che terrà conto dei vantaggi e degli svantaggi di ciascuna scelta.

 

 






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