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L’INQUINAMENTO LUMINOSO

L’INQUINAMENTO LUMINOSO

 

L’inquinamento ambientale, nei suoi molteplici aspetti, è uno dei temi più dibattuti nel nostro tempo e la soluzione dei problemi che esso prospetta, fondata su un corretto equilibrio tra le esigenze dello sviluppo e quelle della conservazione dell’ambiente, condiziona la qualità della nostra vita e quella dei nostri discendenti.

È certamente significativo che tra i gravi problemi posti dall’inquinamento ambientale trovi spazio l’inquinamento luminoso (light pollution), forma di inquinamento che non appare così  pericolosa come le altre a causa del suo impatto ambientale meno evidente (ricordiamo comunque l’incidenza negativa sui processi di fotosintesi clorofilliana delle piante e sulle abitudini comportamentali degli uccelli e degli insetti notturni).

L’attenzione che settori sempre più ampi dell’opinione pubblica hanno posto a questo problema sta producendo i suoi frutti. Si sta diffondendo l’idea di eliminare le sorgenti luminose destinate a scopi diversi dall’illuminazione (come i fari delle discoteche che proiettano intensi fasci di luce verso l’alto per segnalare la loro presenza nel territorio) e quella di utilizzare apparecchiature più efficienti (come le lampade di illuminazione stradale schermate verso l’alto in modo che la luce prodotta sia rivolta solo là dove serve).

Possiamo definire l’inquinamento luminoso come un’eccessiva presenza di luce, in particolare dove essa non è necessaria, che provoca una sensibile attenuazione del buio notturno e la persistenza nell’atmosfera di un chiarore diffuso.

Il problema dell’inquinamento luminoso, proprio per la scarsa evidenza dell’impatto ambientale, è stato formulato prioritariamente  non dagli ecologi ma dagli astronomi e questo per diversi motivi. Innanzitutto sul nostro pianeta sono ormai pochi i siti in cui è possibile installare i potenti telescopi per l’osservazione strumentale dell’universo lontano. Infatti un limite alle prestazioni di questi strumenti è l’atmosfera stessa che costituisce un filtro che assorbe una parte delle deboli radiazioni luminose provenienti dai corpi celesti più lontani; l’altro è dato proprio dalla luce diffusa dall’illuminazione artificiale notturna. Così il potente telescopio Hubble non è stato installato sulla Terra ma su una stazione orbitante al di fuori dell’atmosfera terrestre: esso, dopo alcune peripezie iniziali, ha fornito immagini dell’universo come mai si erano ottenute,  consentendo di spingere lo sguardo dell’uomo molto più lontano.

D’altra parte il modo di fare osservazione astronomica è, negli ultimi anni, molto cambiato: l’immagine, anche romantica, dell’astronomo intento, nelle notti serene, all’osservazione della volta celeste, seduto dietro il cannocchiale nel proprio osservatorio, è superata. Le reti informatiche come Internet hanno trasformato il lavoro dell’astronomo; l’osservazione strumentale diretta con il telescopio è effettuata ormai solo per motivi didattici; l’astronomo lavora su immagini prodotte da telescopi situati lontano dal suo posto di lavoro. Allora quale problema costituisce per l’astronomia l’inquinamento luminoso?  L’astronomia è l’unica scienza che può contare su un numero molto grande di cultori dilettanti, spesso forniti di grande competenza,  riuniti in associazioni di astrofili,  che sono in genere riconosciute e ben accettate dal mondo universitario e professionale e che spesso collaborano in modo fattivo con esso. In effetti l’osservazione della volta celeste è un’attività che si può dire connaturata con l’uomo tanto che alcune delle sue costruzioni più antiche, anche preistoriche come ad esempio Stonehenge in Inghilterra, (vedi l’immagine in figura ricavata dal sito http://www.astrofilirozzano.it/tour.html), hanno, secondo gli archeologi,  la funzione di osservatori astronomici.

Questi uomini antichi potevano vedere molto di più di quanto oggi noi siamo in grado di osservare ad occhio nudo: le stelle potenzialmente visibili in presenza di una perfetta oscurità sono circa un migliaio (tra esse le stelle della nostra galassia che costituiscono una striscia bianca sul cielo notturno da cui ha avuto origine il suo nome: Via Lattea). A causa dell’inquinamento luminoso le stelle visibili ad occhio nudo sono invece molto meno (quanti di noi hanno osservato la Via Lattea?). Se da un lato l’uomo moderno, con l’ausilio dei moderni strumenti, riesce a vedere molto più lontano nell’Universo (siamo in grado di osservare oggetti distanti  alcuni miliardi di anni luce), dall’altro lato è diminuita la potenzialità di osservazione diretta del cielo notturno. Ecco allora perché le associazioni di cultori dell’astronomia (che per questo svolgono anche un’importante funzione sociale e culturale) richiedono fortemente il contenimento dell’ inquinamento luminoso; questo consentirà una visione della volta celeste come quella degli antichi ed il ristabilimento del contatto originario con essa, denso di significati per la condizione umana. Vorrei concludere rivolgendo  un invito a coloro che hanno un computer e che possono accedere ad Internet: procuratevi un planetario elettronico (ve ne sono di ottimi e gratuiti). Questi  programmi vi consentono di produrre sullo schermo la volta celeste come si osserva dal sito geografico in cui vi trovate. Ne do un esempio in figura nella quale è riportato il  cielo visibile da Napoli in direzione Est, il 21/01/2005 alle ore 22.00 circa (l’immagine è stata prodotta con il programma CyberSky reperibile presso il sito http://www.cybersky.com/ ).

Osservate i pianeti, le stelle, le costellazioni che sono riportate in queste mappe ed imparatene i nomi. Recatevi poi alla finestra e se, la notte ve lo consente, individuate nella volta celeste i pianeti, le stelle e le costellazioni osservabili; ciò vi divertirà e vi darà piacere perché, riconoscendo per nome questi corpi celesti, vi sembrerà di colmare le distanze incommensurabili che da essi vi separano e pian piano guarderete in una prospettiva nuova anche le cose che invece vi sono vicino.

 

 

 

 

                                    Luigi Capuozzo  

                                    Docente di Fisica  nella Scuola Media Secondaria

Segretario della Seconda Sezione A.I.F. (Associazione per l’Insegnamento  della Fisica) di Napoli.

                                    E-mail: luigi.capuozzo@tin.it

 

 






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