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Relazioni corso 2

LA RELAZIONE DOCENTE-STUDENTE

 

Relazioni e conflitti

 

prof Nicola Avolio

CORSO N° 2

 

 

 

L’osservazione del rapporto insegnanti-allievi può essere particolarmente utile al fine di individuare eventuali disfunzioni nel rapporto educativo, che necessitano di correzione.

In particolare, si dimostra pericolosa per l’autonomia delle parti la nascita di un rapporto di natura simbiotica, che non prevede cambiamenti, ma si basa su una reciproca dipendenza. Ogni parte, infatti, si convince di essere indispensabile per l’altro e si sente realizzata solo se l’altra si avvantaggia della sua presenza; in campo scolastico ciò si realizza quando è  il docente ad aver bisogno del successo dei suoi allievi, per sentirsi realizzato, dimostrando una mancanza di autonomia dei suoi allievi stessi. Attraverso un atteggiamento di severità l’insegnante crede di realizzare un interesse ed un bisogno degli allievi di apprendere, in realtà asseconda una sua personale esigenza di riuscire nel suo lavoro. Risulta evidente che il docente deve aiutare prima se stesso a rendersi autonomo, per poi dedicarsi all’ascolto di quelle che sono le esigenze degli allievi.

Del resto un’attenta osservazione del comportamento dei discenti risulta indispensabile per comprendere eventuali vincoli autolimitanti, frutto di ordini impartiti in famiglia ed interiorizzati con il passare del tempo, che improntano l’agire individuale. Nella mia esperienza personale ho notato allievi particolarmente attenti a compiacere gli insegnanti, tralasciando anche i propri bisogni pur di far piacere ad altri; altri allievi, di contro, ossessionati dall’idea di poter sbagliare e timorosi nell’affrontare ogni situazione soprattutto interrogazioni o compiti in classe o ancora altri sempre di fretta, atteggiamento frutto di un retaggio di un’educazione improntata sul fare tutto in fretta. In questi casi bisogna aiutare gli allievi a superare i loro limiti indotti, che incidono inevitabilmente sui rapporti scolastici e tra insegnanti e allievo, per esortarli a superare i loro limiti relazionali.

Il docente deve essere particolarmente attento ai bisogni degli allievi, soprattutto in relazione a quei ragazzi che non sono capaci di esprimere le proprie richieste o assumono atteggiamenti passivi che denotano incapacità di reagire e scarsa stima di sé e delle proprie capacità: l’insegnante non deve sostituirsi al ragazzo nel difenderlo, così come non devono fare i genitori, ma deve spingerlo ad aiutarsi da solo, contando su se stesso. Parimenti agirà di fronte a domande inutili pleonastiche che denotano insicurezza dell’allievo. L’aiuto del docente deve essere mirato e mai eccessivo cioè fuori misura, in quanto tale tipo di ausilio può svalutare le capacità del proprio interlocutore, in quanto la persona impropriamente aiutata può convincersi di essere incapace. Non bisogna, infatti, aiutare per sé stessi, per farsi credito di fronte agli altri, ma solo ove tale aiuto si rende veramente necessario, né bisogna poi colpevolizzare chi tale aiuto rifiuta. Il segreto è imparare a chiedere e a tirar fuori le proprie esigenze da una parte e saper fornire l’aiuto nel momento e con le modalità giuste da parte dei docenti.

Allo stesso modo il docente deve evitare di cadere nella trappola dei giochi psicologici o meglio attraverso essi deve identificare eventuali suoi limiti professionali, per superarli: così deve saper leggere tra le righe la rabbia e la ribellione contro l’autorità in generale da parte di chi ad una supposta domanda “Perché non…” risponde “Sì, ma…” con falsa accondiscendenza che dimostra in realtà una negazione ed una sfida. L’educatore non deve accettare la sfida, ma prevenirla ed accompagnare l’allievo che attraverso la sfida esprime un disagio ad accettarsi ed a migliorare la stima che ha di sé, non assumendo però il ruolo di psicologo, ma facilitando dei corretti processi di apprendimento, attraverso interventi educativi correttivi delle relazioni disfunzionali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






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