I.T.C.G . “xxx .. dddd”

xxxxxx Napoli

 

 

 

 

 

 

 

Al Comitato di Valutazione

 

 

 

RELAZIONE RELATIVA ALLE ESPERIENZE DIDATTICHE E ATTIVITÀ SVOLTE NELL’ANNO DI FORMAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

Docente Tutor

Iole Caterino L.D.

 

 

 

Anno scolastico 2008/09

 

 

 

 

 

Sommario

 

 

 

1. Premessa pag. 1

 

2. Immissione in ruolo pag. 2

 

 

3. L’esperienza didattica pag. 3

 

 

 

4. Il corso di formazione

· Relazioni e conflitti docenti-studenti pag. 6

· Valutazione scolastica: conoscere per valutare pag. 9

· L’autonomia scolastica pag. 10

· Integrazione dei soggetti diversamente abili pag.11

· Tecnologia e didattica pag. 13

 

 

5. Conclusioni pag. 14

 

 

 

 

 

 

Premessa

La presente relazione, prevista alla fine dell’anno di formazione, non si propone soltanto come semplice adempimento di quanto disposto dalla legge n. 270 del Maggio 1982, ma anche e soprattutto come fondamentale momento di riflessione a posteriori sull’esperienza di un anno di intenso lavoro scolastico, nel quale le istanze della moderna psico-pedagogia si sono venute a confrontare, talora anche duramente, con i bisogni reali del contesto socio-ambientale di cui la scuola è parte viva ed integrante.

A costituire ed a comporre gli elementi della formazione professionale della scrivente, alla quale è approdata dopo undici anni di precariato, svolto sempre nell’istruzione secondaria di II grado e, in particolare, nelle classi di concorso AO51 (italiano e latino) e AO50 (italiano, storia e geografia), hanno contribuito da un lato l'esperienza didattica maturata all'interno dell'Istituto Pantaleo, dall'altro le attività formative specifiche del corso di formazione, seguito per la parte teorica presso la S. M. S. Marconi nello scorso anno scolastico 2007/08 e completato attraverso una serie di attività svolte online.

La scrivente ha ravvisato, sia nel corso di formazione, sia nell'esperienza didattica svolta sul campo, due validi momenti formativi, data anche l’esperienza particolare di insegnamento al corso serale, affrontata quest’anno per la prima volta presso l’ITC Pantaleo.

 

 

 

2 Immissione in ruolo

Per quel che concerne l’immissione in ruolo, val la pena precisare che, prima di entrare nel ruolo di attuale appartenenza, lo scorso anno scolastico sono stata immessa in ruolo, per effetto di scorrimento della graduatoria del concorso ordinario, nella classe di concorso A043, per cui ho preso servizio presso la SMS ‘Massaia’ a S. Giorgio a Cremano; non ho tuttavia potuto raggiungere il numero minimo di giorni di presenza, utili al superamento dell’anno di prova, in quanto sono stata in astensione per maternità. Ho frequentato però il corso di formazione nei mesi di Aprile-Maggio, durato 40 ore, distribuite in cinque incontri presso la SMS ‘Marconi’ a S. Giorgio a Cremano. All’inizio dell’anno scolastico in corso, sempre per effetto di scorrimento della graduatoria del concorso a cattedre, ho ricevuto l’incarico per l’insegnamento delle materie letterarie nell’istruzione secondaria di secondo grado ( cl. conc. A050 ) ed ho potuto sostenere l’anno di prova presso l’I.T.C.G. E. Pantaleo di Torre del Greco. Ho lavorato, per la prima volta nel corso serale, constatando la validità e le caratteristiche del progetto SIRIO, che accoglie una platea di adulti e di lavoratori, ed offre al docente stimoli completamente nuovi rispetto all’insegnamento agli studenti dei corsi diurni, arricchendolo di un’esperienza nuova, professionalmente e umanamente molto costruttiva.

1.

L’esperienza didattica

La mia esperienza didattica, quest’anno, è stata molto particolare, diversa rispetto a quella acquisita nei precedenti anni di insegnamento. Come dicevo, infatti, ho lavorato per la prima volta nelle ore pomeridiane e serali, con studenti adulti e lavoratori, al progetto SIRIO dell’Istituto ‘Pantaleo’. Si è trattato di un’esperienza molto formativa, soprattutto a livello umano e professionale, in quanto l’approccio con gli adulti si basa su criteri completamente diversi rispetto a quello che si concretizza con gli alunni adolescenti, ed esiste uno scambio di prospettive, di esperienze e di vedute, basato su elementi che non appartengono ancora al giovane, ma rappresentano il bagaglio personale, familiare, lavorativo dell’adulto. Motivati allo studio da vari fattori, come un miglioramento sul lavoro, o per una crescita tutta propria e individuale, gli studenti adulti si rapportano alla scuola con la maturità, il senso di responsabilità e di consapevolezza, che non sempre appartengono allo studente molto giovane.

Talvolta spinti dal desiderio di riprendere un percorso di studi abbandonato da giovani per ragioni personali o di lavoro, gli studenti adulti si rapportano allo studio con forza di volontà e attenta riflessione, cercando, per la mancanza di tempo al di fuori del contesto scolastico, di concentrare il proprio impegno nelle ore di lezione, di renderlo proficuo mediante un’attenzione silenziosa ma partecipe alle spiegazioni dei docenti in classe, e mediante poi uno scambio di opinioni costruttivo e maturo con i compagni e con l’insegnante sugli argomenti trattati.

Data l’esiguità di tempo di cui dispongono gli studenti lavoratori negli orari extrascolastici, ho tentato di concentrare in classe buona parte del lavoro, avviando insieme a loro anche la lettura dei passi antologici scelti a supporto della parte teorica relativa agli autori affrontati, commentandoli in maniera partecipativa, lasciando a ciascuno la possibilità di osservazioni e riflessioni di ordine personale, dettati dal gusto individuale, dall’esperienza di vita, dall’interesse particolare.

Il programma è stato svolto regolarmente in tutti i punti fondamentali, per fornire saperi minimi rispetto a tutti gli argomenti previsti e, in qualche classe, in cui è emersa una maggiore partecipazione e un certo interesse per le discipline umanistiche, ci sono stati approfondimenti, letture ulteriori, momenti di scambio e di confronto tra i discenti.

A livello didattico, ho ritenuto di dare maggiore importanza agli autori e ai poeti più rappresentativi di ciascuna corrente letteraria, soprattutto a quelli più vicini alla sensibilità e alle problematiche del nostro tempo. Agli allievi di quinta, ho proposto in modo particolare lo studio di autori del Novecento, di cui ci si è soffermati a leggere brani e passi antologici significativi e di stimolo alla riflessione. Particolare interesse ho riscontrato presso questi allievi, che hanno preso parte all’attività didattica, non solo in vista dell’esame di Stato, obiettivo e punto costante di riferimento, ma anche mossi da curiosità personali e da volontà di apprendimento e di crescita. A livello metodologico, oltre al supporto di fotocopie e di letture di approfondimento, ho sollecitato i discenti all’uso dei sistemi informativi per ulteriori eventuali chiarimenti. Si sono svolti due compiti scritti per quadrimestre e ci sono state almeno due verifiche orali per ciascun allievo. La valutazione ha tenuto conto delle capacità di analisi, delle doti riflessive e ovviamente dei contenuti acquisiti; ma di imprescindibile importanza è stata la considerazione dell’impegno, della partecipazione in classe, della motivazione allo studio e della volontà di apprendimento nei limiti di tempi senz’altro circoscritti ed esigui per i molteplici impegni familiari e lavorativi di quasi tutti gli studenti.

Ad affrontare in modo sereno e consapevole di questa nuova esperienza, mi sono stati di prezioso supporto i colleghi del corso, di cui alcuni già da tempo impegnati nel progetto SIRIO, con cui si è stabilito un rapporto di collaborazione e di fiducia. Fondamentale e determinante, sempre puntuale ed incisiva, è stata, poi, l’opera di tutoraggio del Prof. Luigi De Luca, i cui preziosi consigli, professionali ma anche umani, dettati da un’esperienza pluriennale nell’insegnamento e da una conoscenza profonda delle problematiche scolastiche, hanno accompagnato e sostenuto i momenti salienti dell’iter di formazione da me percorso.

 

 

 

 

 

 

 

 





2. Il corso di formazione

Momento fondamentale è stato quello della partecipazione al corso di formazione per i docenti, frequentato dalla sottoscritta nell’a.s. 2007/08, da conclusione del periodo di astensione obbligatoria e poi facoltativa per maternità, tenuto presso la Scuola Media Statale "Marconi" di San Giorgio a Cremano, che oltre ad essere un semplice adempimento di quanto disposto dalla legge n° 270 del Maggio 1982, mi ha offerto l'occasione per riflettere su nuove problematiche che dovrebbero spingere ogni docente a prendere atto del proprio compito e ad aggiornarsi continuamente.

I cinque incontri in cui si è articolato il corso, integrati con una serie di attività on line, hanno rappresentato un ulteriore approfondimento delle conoscenze già richieste ai candidati alle prove di concorso ed hanno avuto lo scopo di potenziare le capacità professionali dei partecipanti.

Tra gli argomenti di studio possibili oggetto di studio, io ho scelto quelli che reputavo più importanti per la buona formazione di un docente. Riporto, qui di seguito, una breve sintesi degli argomenti trattati.

4.1 Relazioni e conflitti docenti-studenti

Nella varietà e multiformità delle tipologie umane che è possibile ritrovare tra i nostri studenti, è facile imbattersi in alunni considerati particolarmente "difficili" da gestire, sia dal punto di vista del comportamento in classe, sia da quello del profitto; e i due aspetti sono quasi sempre correlati, poiché gli alunni che si pongono in atteggiamento di sfida e di rifiuto nei confronti del docente, tendono, generalmente, anche a trasferire in maniera spontanea questi atteggiamenti dal docente alla materia stessa che egli insegna. Talvolta può innescarsi un processo esattamente inverso a quello ora descritto, cioè che dall'ostilità verso una determinata disciplina si passi all'ostilità verso il docente che la insegna e la rappresenta, ma in questo caso il problema non è solitamente generalizzato, cioè l'alunno ha difficoltà solo in alcune materie, e, quindi, con alcuni docenti.

E' noto che, per educare i giovani e per comunicare con loro, non è sufficiente presentare e svolgere, sia pure scrupolosamente e meticolosamente, i vari moduli della nostra programmazione didattica; è necessario, anche, stimolare negli allievi il desiderio di intraprendere e costruire qualcosa insieme, soprattutto attraverso il lavoro di gruppo, occorre dimostrarsi realmente disponibili a scoprirsi e a cercare un terreno comune di dialogo. Comunque, nonostante tutte le migliori intenzioni, molto spesso il lavoro dell'insegnante è messo a dura prova dalla presenza di ragazzi che, manifestando forti disturbi della personalità, vengono troppo facilmente etichettati come “difficili e problematici”, e, conseguentemente, emarginati.

In molti casi si fa ricorso all'aiuto di assistenti sociali e psicologi i quali esprimono pareri sulle migliori modalità di approccio nei loro confronti e prendono in carico i casi più gravi.

Molti dei comportamenti che fanno definire difficili i ragazzi derivano dal fatto che questi sono incapaci di relazionarsi con i compagni, con il docente e con i familiari. In questi casi il docente deve spingere il ragazzo a prendere coscienza di sé, dei propri bisogni, del ruolo proprio e di quello degli altri nella scuola; deve aiutare l'alunno ad incrementare i comportamenti positivi per prevenire in lui i sentimenti di disagio e di abbandono, in modo che egli possa stare bene a scuola con se stesso e con gli altri.

In conclusione, il comportamento di sfida o di rifiuto o di ostilità, una volta identificato e analizzato, può consentire all’insegnante di impadronirsi di una sensibilità educativa e di una “intelligenza pedagogica” applicabile ad altri comportamenti ambigui e pericolosi. L’esperienza non è sufficiente per intervenire su comportamenti insidiosi e ambigui: diventa pertanto necessaria la “competenza”. Si tratta ancora di una competenza “professionale”. Come è noto, per insegnare non basta conoscere solo la propria disciplina, ma anche il soggetto che l’apprende. Il soggetto appare a volte incomprensibile, indecifrabile, misterioso. La tentazione, a questo punto, è di far ricorso al “giudizio”, alla condanna morale delle “nuove generazioni”. E’ così che l’insegnante finisce per mettersi “fuori gioco” da se stesso. Capire, al posto di giudicare, acquista così il significato di conservare il proprio ruolo professionale, anche quando si incontrano difficoltà comportamentali e sociali da parte dei propri allievi.

4.2 Valutazione scolastica: conoscere per valutare

In passato la valutazione degli studenti si è basata sull’esigenza di misurare il possesso delle conoscenze e per valutazione scolastica si intendeva l’attribuzione di un valore numerico ai risultati cognitivi e didattici raggiunti. La valutazione numerica poteva essere supportata da eventuale giudizio, talora fondato su criteri soggettivi e compromessa da considerazioni individuali. Oggi la valutazione risulta più articolata e complessa: essa non solo costituisce un momento di controllo dei livelli delle conoscenze e delle abilità al termine di un percorso di apprendimento, ma si esprime con criteri quanto più possibili oggettivi e si articola in valutazione diagnostica, ossia in ingresso, e valutazione formativa, ossia in itinere. Obiettivi e aspetti fondamentali di cui tenere conto nella verifica sono le conoscenze, le capacità e le competenze. Le conoscenze sono i saperi acquisiti rispetto ai moduli e le unità didattiche proposte dal docente; le capacità sono relative al potenziale di ciascuno, e vanno assecondate e favorite dal docente, in quanto del tutto peculiari in ciascun allievo; le competenze, pur fondandosi sulle conoscenze, le superano in termini di abilità applicative ..Una corretta valutazione si basa anche sulla considerazione degli eventuali progressi: pertanto è opportuna la somministrazione di un test a inizio del percorso , da cui si evincono i livelli di partenza; si prevede poi un test in itinere , per approntare eventuali progetti di consolidamento e di recupero. Le griglie, già approntate e note agli studenti, rendono possibile una valutazione oggettiva e uguale per tutti. La valutazione infine sia basata anche sull’esame del processo formativo, che traccia il profitto secondo mappe di indicatori, che informano sui risultati raggiunti e sui processi adoperati.

 

 

 

 

4.3 L’autonomia scolastica

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 186 del 10 agosto 1999, del “Regolamento sull'autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche” si è giunti ad un provvedimento che riveste un grande rilievo nel quadro della riforma della scuola italiana. L’autonomia nasce sulla traccia dall’art. 21 della Legge delega n. 59/97, meglio nota come "Bassanini-1". Nella scuola dell’autonomia c’è la possibilità di organizzare percorsi didattici individualizzati, ponendo così più attenzione alle differenze e alle attitudini personali degli studenti. I programmi delle varie discipline, prima rigidi e uguali per tutti, lasciano il posto ad "obiettivi nazionali" di apprendimento. Il Piano dell’offerta formativa (Pof), elaborato dal Collegio dei docenti e adottato dal Consiglio di Istituto, diventa così la vera "carta d'identità" della scuola e ne contiene la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa. Con l’autonomia didattica gli istituti possono, nel rispetto delle libertà di insegnamento, della libertà di scelta delle famiglie e delle finalità generali del sistema, adottare le varie forme di flessibilità finalizzate a un migliore utilizzo del monte-ore annuale, all’attivazione di percorsi didattici individualizzati, all’articolazione modulare di gruppi di alunni, all’aggregazione delle discipline in ambiti e aree disciplinari. L’autonomia organizzativa consente una maggiore flessibilità nell’impiego dei professori, l’adattamento del calendario scolastico in relazione alle esigenze derivanti dal piano dell’offerta formativa, l’organizzazione dell’orario complessivo del curricolo e quello delle singole discipline in modo elastico anche sulla base di una programmazione plurisettimanale. Singolarmente o tra loro associate, le istituzioni scolastiche, possono esercitare l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo e curare la formazione e l’aggiornamento del personale, l’innovazione metodologica e disciplinare, attuare collegamenti fra loro, estensibili alle università e ad altri soggetti pubblici e privati, nazionali e internazionali.

Sempre alla luce dell’autonomia scolastica ed in risposta alla Riforma Moratti, che ha eliminato alcune ore d’insegnamento, le scuole, sia per salvaguardare i posti di lavoro, sia per fornire un’offerta formativa valida agli utenti, hanno potuto proporre ai genitori diverse opzioni di orario, dando la possibilità di scegliere fra l’orario base di 27 ore, oppure orari più ampi con alcune ore di laboratorio.

4.4 Integrazione dei soggetti diversamente abili

Nella scuola italiana il diritto allo studio dei ragazzi disabili è tutelato mediante il loro diretto inserimento nella scuola, con il supporto di misure di accompagnamento alle quali concorrono a livello territoriale, con proprie competenze, oltre allo Stato, anche gli Enti locali e il Servizio sanitario nazionale.

Dal 1992 una norma di carattere generale, la legge 104, ha definito forme e criteri per consentire alle persone disabili di realizzare i loro diritti di cittadinanza nei diversi momenti di vita, di studio, di lavoro e di relazione. Dal 2000, il regolamento dell'autonomia scolastica ha individuato tra le finalità della scuola quella di rispondere alle "caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo" e ha sottolineato il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità.

La scuola rappresenta così oggi uno dei primi momenti in cui il diritto di cittadinanza di coloro che hanno delle disabilità si realizza mediante l'integrazione all'interno del sistema educativo, senza separazione o esclusione alcuna. Il Ministero della Pubblica Istruzione mette in atto varie misure di accompagnamento per favorire l'integrazione: docenti di sostegno, finanziamento di progetti e attività per l'integrazione, potenziamento dell'organico del personale per sdoppiamenti di classi che accolgono alunni diversamente abili, iniziative di formazione del personale docente di sostegno e curriculare, nonché del personale amministrativo, tecnico e ausiliare. A livello nazionale è previsto un Osservatorio per l'integrazione delle persone disabili. A livello territoriale altri organismi hanno il compito di proporre iniziative per realizzare un'integrazione efficace: presso gli Uffici scolastici provinciali funzionano i GLIP ("Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali", formati da rappresentanti degli Enti Locali, delle ASL e delle Associazioni dei disabili) e presso le istituzioni scolastiche funzionano i GLH ("Gruppi di lavoro per l'integrazione degli handicappati", formati dal dirigente della scuola, dai docenti interessati, dai genitori e dal personale sanitario).

L'accertamento della condizione di disabile è definito da apposita certificazione rilasciata da una commissione medica collegiale e tale certificazione fa riferimento, per l'identificazione della disabilità, ai parametri definiti dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità). Presso il Ministero della Pubblica Istruzione funziona l'Osservatorio nazionale per l'integrazione delle persone diversamente abili, composto da un Comitato Tecnico Scientifico e dalla Consulta delle Associazioni dei disabili. Lo presiede il Ministro o un sottosegretario da lui delegato.

Anche se spesso la presenza in classe di un alunno disabile non è ben accettata da allievi e genitori, è compito del docente riuscire a creare un ambiente sereno e fare in modo che il rapporto con la disabilità sia un’opportunità positiva per sviluppare negli allievi l’accettazione del diverso e il senso di solidarietà verso chi è più sfortunato di noi.

4.5 Tecnologia e didattica

Nell’era della tecnologia e dell’informatica, è ovvio che anche la scuola, proiezione della società, debba fare uso il più possibile degli strumenti digitali più evoluti, facendo comprendere agli allievi il loro giusto utilizzo. I ragazzi di oggi vivono gran parte della loro giornata davanti al monitor di un computer, ma spesso ne fanno un uso scorretto, navigando su siti pericolosi, chattando con persone sconosciute o semplicemente giocando per ore ed ore. È compito della scuola far scoprire agli allievi le molteplici applicazioni dell’informatica, facendogli apprendere l’uso di programmi didatticamente proficui per la creazione di ipertesti o presentazioni di argomenti trattati in classe. Poiché a quasi tutti i ragazzi piace “lavorare” al computer, ciò può diventare uno strumento motivante nelle mani del docente che, alla fine di ogni unità didattica, può proporre ai discenti la trasformazione degli argomenti trattati in un prodotto informatizzato. Avviare ricerche, tagliare, copiare, inserire immagini o basi musicali, è un lavoro molto accattivante, sicuramente meno noioso di una rielaborazione scritta o dell’ormai anacronistica realizzazione di cartelloni. Gli strumenti informatici sono, inoltre, un supporto importantissimo anche per l’insegnamento agli allievi diversamente abili. Molti di essi, specialmente gli autistici, non comunicano con lo sguardo o con le parole, ma riescono a farlo con la tastiera del computer, perché lo vedono un mezzo non umano e, quindi, meno “invadente” il loro spazio.

5. Conclusioni

Negli ultimi decenni, il ruolo ed il compito del docente ha subito profonde ed importanti trasformazioni, che ripercorrono le tappe dell'evoluzione della società moderna.

A differenza di tutte le altre figure professionali, noi docenti non siamo semplicemente degli impiegati statali, perché a noi non è affidata la gestione di un’azienda che, alla fine dell’anno, deve darci un utile, bensì siamo responsabili della crescita culturale, ma principalmente umana, della società del futuro; i genitori, ci affidano i loro figli, confidano nelle nostre competenze e nella nostra capacità di farli crescere in modo sano ed armonico, riuscendo a farci rispettare per la nostra serietà e per l’impegno profuso quotidianamente.

Iole Caterino





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