In questa sezione si affronta il delicato problema dell’inserimento nel contesto classe di un ragazzo affetto da autismo e si fa riferimento alle strategie da adottare per rendere possibile tale complicato obiettivo.
L’autismo è una patologia che compromette le abilità
sociali, comportamentali e linguistiche e, secondo gli studi più recenti, non
deriva da cause psicologiche, ma organiche. Si tratta di una patologia
difficile da gestire anche perché non se ne conoscono tutti gli aspetti e le
cause e, per la tipica mancanza di reciprocità sociale ed emotiva di chi ne è
affetto, è disorientante per gli insegnanti.
Il concetto
di autismo venne introdotto nel 1943 da Kraner ,
che rilevava l’incapacità dei bambini autistici di rapportarsi all’ambiente circostante, la
tendenza all’isolamento, una forma di linguaggio con forte dominanza gestuale e
mimica, la tendenza spiccata a non
condividere con i coetanei interessi e passioni,ricorrenza di movimenti
ripetitivi e ossessivi. Per soggetti affetti da questo male è difficile
l’interazione e ancora di più l’apprendimento, poiché il sistema cognitivo e
quello relazionale che ne sono alla base sono quelli più compromessi.
In questo
capitolo sono indicati le strategie più appropriate per consentire ad un
ragazzo autistico di rapportarsi ai coetanei e di vivere nel modo più produttivo la realtà
scolastica. In primo luogo è opportuno il lavoro compatto e coeso di tutti i
docenti, ciascuno secondo le proprie funzioni e i propri mezzi, dall’insegnante
di sostegno, il cui compito è quello di introdurre, rassicurare e agevolare il
ragazzo nell’integrazione, a quello di tutti gli altri docenti, che sappiano
cooperare sentendosi gruppo, condividendo il progetto di crescita dell’allievo
in difficoltà e relazionando gli uni agli altri eventuali progressi o nuovi
problemi. La condivisione di intenti non è comunque sufficiente ad affrontare
una situazione tanto delicata, per cui è auspicabile la presenza di uno
specialista, che sia di supporto alla ‘squadra’ dei docenti e, con mezzi
appropriati, predisponga le migliori condizioni alla crescita e al benessere
del ragazzo e sappia meglio affrontarne le sue eventuali crisi.
Fondamentale
è anche la continuità nella modalità di approccio al problema dalla scuola primaria alla scuola secondaria
di primo grado:
la presenza per alcuni giorni dell’insegnante di
sostegno della scuola primaria accanto a Marco che approda alla scuola media, è
importante, dal momento che la docente illustra le modalità di interazione del
bambino, informa i nuovi insegnanti circa aspetti e caratteristiche del
giovane, che è utile conoscere apriori.
Il contributo dei coetanei è un altro elemento della
massima importanza: a volte i compagni sanno trovare la strada migliore per
coinvolgere Marco, molto più di quanto sappiano fare gli adulti. Il reciproco
aiuto tra compagni, la strategia della drammatizzazione, che rende ogni
situazione più visibile e concreta, la visualizzazione degli eventi, la
presenza accanto al ragazzo di qualcuno in grado di tenere desta l’attenzione,
in genere di breve durata, sono altre strategie di sicura utilità.
Il ragazzo autistico va
infine stimolato assecondando i suoi interessi e le sue passioni: ad esempio
Marco manifesta passione per la musica e curiosità verso i sistemi
multimediali; introdurlo in una classe a sperimentazione musicale risulta
pertanto una scelta proficua, come sollecitarlo all’uso del computer per cui
dimostra una certa abilità favorisce la sua socializzazione e lo impegna in
modo piacevole.
Al ragazzo autistico vanno
riservati spazi fisici e temporali in cui dia sfogo alla sua esigenza di
parlare da solo e di chiudersi nel suo mondo, e allo stesso modo insegnanti e
compagni devono saper entrare nel suo mondo fantastico, costruendo con lui
personaggi e avvenimenti che siano mediatori con il mondo reale.
L’adattamento
dell’attività didattica alla modalità di relazione del ragazzo, al suo stile di
apprendimento, ai suoi bisogni e alla sua difficoltà di entrare nel reale hanno
ottenuto ottimi risultati nel caso di Marco e sono stati alla base di una
riuscita integrazione del soggetto autistico nel
contesto classe.